Colina, omega 3 e vitamina D: gli alleati che aiutano il cervello

Prevenire si può. Lo ripetono gli esperti che negli ultimi anni hanno "dichiarato guerra" al declino cognitivo. Complice l'invecchiamento della popolazione, sono sempre più i casi registrati di demenza senile ma gli studi dimostrano che correre ai ripari, anche già a partire dai 50 anni, consente di mantenere attivo il cervello e di combattere la possibile insorgenza della patologia.

Omega 3

Tra i nutrienti essenziali che possono aiutare a mantenere la memoria in forma gli Omega 3 ricoprono un ruolo fondamentale. Lo dimostra anche un ultimo studio della Fondazione Santa Lucia di Roma che è giunto alla conclusione che una dieta ricca di questi grassi “buoni”, contenuti soprattutto nel pesce, nella soia, nelle mandorle, noci e nocciole proteggerebbe la memoria dai problemi collegati all’avanzamento dell’età. Il segreto è tutto nella loro capacità di riuscire ad agire sull’ippocampo, ovvero quella parte del cervello che si occupa delle memoria a lungo termine, migliorandone la funzionalità. 

Colina

Un altro alleato del nostro cervello è la colina, una sostanza preziosa che è possibile trovare nel fegato, nella soia e nelle uova. Tale nutriente contribuirebbe a conservare integre le funzionalità del sistema nervoso e a migliorare l’attenzione. Uno studio spagnolo condotto dall’Università di Granada e dalla Simon Bolivar University  e pubblicato su Nutritional Neuroscience,  ha dimostrato che seguire una dieta ricca di colina permetterebbe alle persone di ricordare molto meglio rispetto a chi assume alimenti carenti di tale sostanza. Va ricordato che vi sono però altre sostanze come la caffeina, l’alcol e la nicotina che distruggono tali proprietà benefiche.  

Vitamina D

Infine anche la carenza di vitamina D può raddoppiare il rischio di sviluppare demenza e il morbo d'Alzheimer. La conferma arriva da uno studio della Medical School- University of Exeter presentato su Neurology. La ricerca ha evidenziato che i soggetti che presentavano bassi livelli di vitamina D avevano un rischio del 53 % in più di sviluppare la demenza, percentuale che saliva al 125% nei casi di grave carenza di tale vitamina. Il rimedio? Fare il pieno di quella che viene comunemente chiamata la “vitamina del sole” cercando di esporsi il più possibile ai benefici raggi solari, che aiutano a fissare anche il calcio nelle ossa e, se necessario e sotto controllo medico, ricorrere a degli integratori. 

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