Per combattere l’Alzheimer conta anche l’alimentazione

Per combattere l’Alzheimer conta anche lo stile di vita e l’alimentazione. E’ la conclusione presentata dagli esperti che hanno partecipato all’ultima Alzheimer's Association International Conference 2014 (AAIC 2014) tenutasi a Copenhagen, il convegno più importante sul morbo che continua a colpire gli anziani in tutto il mondo, al quale hanno partecipato oltre quattro mila medici e ricercatori. 

Ad oggi numerosi studi scientifici confermano che i neuroni cominciano a “morire” molti anni prima che si presentino i classici sintomi del morbo di Alzheimer come la perdita di memoria, la difficoltà nel linguaggio e nell'orientamento. Tutto ciò avviene senza che la persona se ne accorga. Poi, dopo 15 o 20 anni, si manifestano i problemi legati alla compromissione delle capacità cognitive e ci si trova nella condizione di non riuscire più a riconoscere il tempo, lo spazio, i luoghi anche conosciuti fino alle persone più care.  

Le ricerche scientifiche, portate avanti in questi anni, però confermano che un corretto stile di vita influisce sulla salute del nostro cervello. In che modo? Una regolare attività fisica, come camminare ogni giorno a passo veloce, di sicuro regala benefici al nostro cervello, ma anche una dieta equilibrata con il giusto apporto di nutrienti, così come gli stimoli intellettuali, permettono di favorire la vitalità dei neuroni.

A partire dai 65 anni, spiegano gli esperti, bisogna monitorare tutti i fattori di rischio e prestare ancora più attenzione alla propria alimentazione e allo stile di vita in generale. 

Le ricerche poi stanno facendo passi avanti per debellare il morbo. L’ultima scoperta, tutta italiana, arriva dall’Istituto Europeo per la Ricerca sul Cervello (Ebri) fondato dal Nobel Rita Levi Montalcini. Per la prima volta i ricercatori sono riusciti ad osservare in una cellula di criceto il meccanismo con cui si formano le molecole tossiche che scatenano l’Alzheimer, responsabili delle placche tipiche della malattia. L’obiettivo sarebbe quello di riuscire a creare delle sonde molecolari che riescano ad identificare e colpire solo le molecole tossiche. 

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