Disturbi soggettivi della memoria, declino cognitivo e Alzheimer

Disturbo soggettivo della memoria

Definizione

Il disturbo soggettivo di memoria è una condizione eterogenea di difficile definizione in cui è presente la percezione soggettiva di un peggioramento delle proprie abilità cognitive, in assenza di deficit neuropsicologici1.

Sintomi

La lamentela più diffusa riguarda un calo del pensiero e/o della memoria, sufficientemente fastidioso da destare preoccupazione e da decidere di sottoporsi a visita medica. Tuttavia tale percezione non risulta confermata da alcun esame specifico.

Cause

Il disturbo soggettivo della memoria può essere in alcuni casi un segno precoce di rischio per lo sviluppo di qualche forma di demenza; in altri casi si tratta di un declino fisiologico legato all’avanzare dell’età; infine può essere causato da deficit nutrizionali, problematiche tiroidee o condizioni di ansia e depressione2.

Accortezze da attuare

È importante consultare, fin dalla comparsa di tale disturbo, il proprio medico curante e appropriati specialisti per escludere eventuali altre patologie e per poter accogliere suggerimenti atti a migliorare le proprie funzioni cognitive e diminuire il rischio di sviluppare in futuro deficit oggettivi di memoria.

Declino cognitivo

Definizione

Il declino cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI) è una condizione clinica caratterizzata da un peggioramento della funzione cognitiva, della memoria e del pensiero3. Tale deficit, tuttavia, non interferisce con le abilità funzionali, consentendo una vita autonoma e indipendente4, sebbene talvolta sia necessario un maggiore sforzo. Circa il 16% degli anziani presenta un MCI senza necessariamente progredire a demenza; tuttavia questa condizione costituisce un fattore di rischio perché la percentuale di individui che evolve da MCI a demenza o malattia di Alzheimer si aggira intorno al 12-15% rispetto al 1-2% di soggetti sani5.

 

Sintomi

In caso di declino cognitivo sono presenti deficit della memoria e/o del pensiero accertati mediante un’alterazione lieve o moderata nei test cognitivi.

Cause

Questo disturbo è da considerarsi un campanello di allarme per il possibile sviluppo di una forma di demenza. Tuttavia non tutti i pazienti con accertato declino cognitivo svilupperanno ulteriori patologie: gli studi stimano, infatti, che meno della metà della popolazione con lieve deficit cognitivo della memoria progredirà verso una forma di demenza6. In alcuni casi tale declino può essere correlato anche a fattori traumatici o psichiatrici.

Accortezze da attuare

Anche in questo caso è fondamentale sottoporsi ad accertamenti medici specialistici, consultando dapprima il proprio medico di base e in seguito geriatra e/o neurologo per ulteriori accertamenti e per valutare le terapie più adatte. Risulta fondamentale agire tempestivamente poiché terapie precoci possono contribuire a preservare le funzioni cognitive dei pazienti.

Malattia di Alzheimer 

Definizione

La malattia di Alzheimer rappresenta la più comune forma di demenza, caratterizzata dalla presenza di placche amiloidi nel tessuto cerebrale e una conseguente perdita delle funzioni cognitive. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 1 milione di persone mostrano segni di demenza e circa 600 mila soffrono di Alzheimer8.

 

Sintomi

I sintomi della malattia di Alzheimer dipendono dal grado di declino cognitivo, tuttavia inizialmente il paziente presenta una perdita della memoria a breve termine con episodi di memoria a lungo termine. Il deficit nella memoria a breve termine è seguito da un declino nel risolvere problematiche, nel giudizio e mancanza di motivazione e capacità organizzative. Questa condizione è seguita da disturbi di linguaggio e deficit visuo-spaziali. Nello stadio della malattia medio-grave vi sono sintomi come l’apatia, il ritiro dalla vita sociale, la disinibizione, l’agitazione e la psicosi. Nello stadio successivo il paziente presenta disprassia (l’incapacità ad eseguire movimenti coordinati), disfunzioni olfattive, disturbi del sonno, sintomi extrapiramidali come la distonia, l’atassia fino alla totale dipendenza da chi si occupa del paziente stesso.9    

Cause

Il dottor Alzheimer descrisse per la prima volta i segni della malattia su una paziente nel 1906, identificando le tipiche placche amiloidi nel tessuto cerebrale, che tuttavia oggi non sono considerate la causa della malattia, bensì il suo effetto. Attualmente, le cause di questa patologia non sono ancora note e la diagnosi certa della malattia di Alzheimer può essere accertata solo dopo la morte del paziente10.

Accortezze da attuare

Il decorso di questa malattia è molto lento e può essere diagnosticata anche diversi anni dopo i primi segnali di deficit cognitivo. Pertanto risulta importante consultare il medico non appena compaiono alcuni segnali tipici della patologia, allo scopo di rallentarne quanto più possibile il peggioramento.

Stile di vita e dieta

Recenti evidenze sottolineano l’importanza dell’attività fisica e di altre sane abitudini per rallentare e diminuire il rischio di decadimento cognitivo.

Di seguito una lista di raccomandazioni utili suggerite dall’organizzazione mondiale della sanità11:

Oltre alle sane abitudini, raccomandate a tutta la popolazione, risultano quindi importanti gli interventi atti ad aumentare l’attività fisica nell’adulto, ritenuta utile per diminuire il rischio di un declino cognitivo e l’introduzione di training cognitivi (sia nell’adulto sano, sia nell’adulto con lieve deficit cognitivo) cioè di un costante allenamento della mente con esercizi mirati, che può aiutare a conservare la memoria e a ritardare i sintomi di demenze.

Per quanto riguarda l’alimentazione è consigliabile seguire una dieta bilanciata, come la dieta mediterranea, ricca di pesce, frutta, verdura, frutta secca a guscio.

Nel caso in cui, a seguito di un controllo medico specialistico, sia diagnosticato il declino cognitivo lieve, il regime nutrizionale può essere ulteriormente arricchito con alimenti a fini medici speciali opportunamente studiati. L’assunzione di questi alimenti, da effettuarsi sotto controllo medico, risulta utile per sostenere le funzioni cerebrali e ritardare il declino funzionale. Tale trattamento prevede, tra l’altro, anche un’assunzione di alcuni importanti nutrienti, come acidi grassi polinsaturi Omega-3 (EPA e DHA), uridina, colina, diverse vitamine (C e gruppo B) e nutrienti antiossidanti come il selenio12.

Bibliografia

1. Lopez-Sanz D et al, Electrophysiological brain signatures for the classification of subjective cognitive decline: towards an individual detection in the preclinical stages of dementia; Alzheimers Res Ther 2019; 11:49 2. Ferreira D et al. A ‘Disease Severity Index’ to identify individuals with Subjective Memory Decline who will progress to mild cognitive impairment or dementia; Scientific Re-ports 7, 44268 (2017) 3. Portet F et al. Mild cognitive impairment (MCI) in medical practice: a critical review of the concept and new diagnostic procedure. Report of the MCI Working Group of the European Consortium on Alzheimer’s Disease; J Neurol Neurosurg Psychiatry 2006;77:714–718 4.Eshkoor SA et al Mild cognitive impairment and its management in older people Clinical Interventions in Aging 2015:10 687–693 5. WHO - Integrated care for older people (ICOPE) Guidelines on community-level interventions to manage declines in intrinsic capacity « Evidence profile: cognitive impairment » 6. Vanacore N, et al. Dal mild cognitive impairment alla demenza: qual è il ruolo della sanità pubblica?, Recenti Prog Med 2017; 108: 211-215 7. Beckmann N et al Age-Dependent Cerebrovascular Abnormalities and Blood Flow Disturbances in APP23 Mice Modeling Alzheimer’s Disease, The Journal of Neuroscience, September 17, 2003 • 23(24):8453– 8459 8. https://www.iss.it/?s=alzheimer 9. Kumar A and Tsao JW Alzheimer Disease (2019) NCBI Bookshelf. A service of the National Library of Medicine, National Institutes of Health. 10. Pietrzak K et al New Perspectives of Alzheimer Disease Diagnosis – the Most Popular and Future Methods Medicinal Chemistry, 2018, 14, 34-43 11. World Health Organization, Guidelines: Risk reduction of cognitive decline and dementia, 12 – 45, 2019 12. Vauzour d et al Nutrition for the ageing brain: Towards evidence for an optimal diet, Ageing Research Reviews 35 (2017) 222–240

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